L’età medievale e rinascimentale

Un’importante contributo alla conoscenza dell’astrologia fu dato dagli Arabi, soprattutto per merito di Albumasar. Le conoscenze della civiltà araba trovarono in Italia un terreno propizio.

Mentre l’astrologia venne abbandonata nel mondo islamico, questa tornò in Europa grazie alla traduzione dell’Almagesto e alla sua diffusione in varie forme durante il XII secolo. Fintantoché l’universo geocentrico di Tolomeo ebbe fortuna e riconoscimento, l’astrologia godette di favore soprattutto presso le corti. Con l’introduzione del sistema eliocentrico di Copernico nel XVI secolo e lo sviluppo scientifico dei secoli successivi alcune pretese dell’astrologia furono confutate e l’astrologia ne venne ridimensionata fino a non essere più considerata una scienza.

Nel Quattrocento, soprattutto in ambito neoplatonico fiorentino, l’astrologia assunse un carattere particolare, quello di modo per decifrare i segni che la natura e il divino lasciano all’uomo; ma non solo l’astrologia entrava nella vita comune in quanto serviva a fare calcoli su matrimoni, affari e persino guerre, essa invade le pitture murali dei palazzi quattrocenteschi, specie nelle corti del Nord Italia, mischiandosi con la mitologia. Il contraltare di tanti cicli di affreschi devoti fu il profano Salone dei Mesi realizzato a Ferrara da Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti. Parte della pittura profana del Rinascimento non potrebbe essere capita senza l’astrologia.

Nelle principali città italiane sorsero delle cattedre per il suo insegnamento e alcuni professori italiani furono chiamati a Parigi per insegnare.
Nel resto dell’Europa le eclissi di Sole, le eclissi lunari e le comete continuavano a destare interesse e talvolta apprensione non solo tra i popolani più superstiziosi ma anche tra i dotti. Per giustificare alcune spaventose epidemie infettive, alcuni medici del tempo indicarono la presenza nel cielo di certe congiunzioni tra i pianeti lenti.