L’Eremita

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IX-L’EREMITA

La carta nona è solitaria e melanconica. L’antico Saturno si presenta qui come un anziano saggio, il Padre e Maestro interiore che conosce gli aspetti più occulti. Si vede un uomo d’età, che cammina lentamente sostenendo una lampada (simbolo della luce interiore) con la mano destra, e portando un bacolo con la sinistra (che rappresenta l’asse). L’Eremita è il vecchio saggio che fonda l’avvenire sulla conoscenza del passato, procedendo a passi lenti e prudenti, in assoluta solitudine. Si appoggia a un nodoso bastone, col quale capta le energie istintive dell’universo, che sa di dover sottomettere e controllare perché non divengano distruttive. La mano destra tiene sollevata una lanterna che gli illumina il cammino ma che egli stesso vela parzialmente con un lembo del proprio mantello per non ferire gli occhi del passante, non avvezzi alla luce del sapere. Ma si tratta di un sapere sul quale non si fa illusioni, perché lo riconosce infinitesimale in confronto a ciò che deve ancora imparare. Non per nulla la sua grande dote è la modestia: è la coscienza che il proprio sapere, confrontato all’entità della scienza, è ancora nulla. Così, rinunciando alle orgogliose ambizioni intellettuali, si limita umilmente a raccogliere le nozioni indispensabili al suo viaggio su questa terra.

Significato della carta dritta:
Tempo – Vecchiaia – Tranquillità
Sapienza – Solitudine – Buonsenso
Interiorità – Esperienza
Conoscenza occulta – Pazienza
Illuminazione – Ricordo di Sé
Distacco – Perseveranza
Generosità – Filantropia
Acquietamento delle passioni
Austerità – Bontà

Arcano di movimento, benché si tratti di un movimento lento, si riferisce a tutto ciò che è destinato a un’evoluzione poco manifesta ma profonda, segreta, come la gestazione invernale del seme nella terra. Rappresenta, quindi, il solido, il concreto, il tempo, giudice supremo di tutte le cose, il rispetto per il passato e per la tradizione. Sulle orme lente e sicure del monaco, alla ricerca di se stesso e della via dello spirito, simboleggia la prudenza, la discrezione, la riservatezza, la moderazione, la pazienza, la costanza, il senso del dovere, tutte doti meravigliose anche se non brillanti. È, dunque, l’arcano della saggezza, del discernimento, della concentrazione, della serenità, della metodica ricerca della verità: una giusta ambizione, soprattutto se rivolta ai piani della conoscenza esoterica, l’ascesi, il silenzio. Quando nel gioco esce questa carta, probabilmente la situazione esistenziale del consultante non è entusiasmante. Si sente stanco, demotivato, provato dagli ostacoli, ma le forze sottili, che sono dalla sua parte, lo invitano a resistere e a non abbandonare l’opera iniziata. La figura dell’Eremita diritto è sempre positiva; assicura buoni consigli, parole sagge e sincere, chiarimenti preziosi per il consultante, segreti svelati a chi ne è degno. Grazie a una protezione invisibile, ogni tentativo malvagio a danno del consultante sarà sventato. Tutte le iniziative avranno sviluppo lento ma esito positivo, perché la via intrapresa è senz’altro quella giusta. Indica una persona anziana, maschile, saggia, che può venire in aiuto nei momenti di bisogno. Nell’affettività è collegato alla scoperta ed alla riscoperta della propria sessualità, ed a livello emotivo ciò che questa riscoperta comporta. Rappresenta ancora: prudenza, circospezione, puntualizzazione, precisione, capacità di leggere nei propri sogni, studio, meditazione, austerità e concentrazione.

Significato della carta rovesciata:
Irrealtà – Vecchiaia – Solitudine
Misantropia – Indifferenza
False credenze – Occultismo
Assenza di generosità
Oscurità – Amnesia
Ignoranza – Avarizia
Impazienza – Lentezza
Certezze che non sono tali
Malumore – Attitudine senile

Quando si presenta capovolta o abbinata a lame fortemente negative, ecco che la carta agisce nel senso della perdita, del regresso e il processo evolutivo dell’Eremita si arresta in un ristagno sterile e frustrante. Allora la lentezza diviene inerzia, il ritardo non porta più frutti ma appesantisce ulteriormente una situazione già compromessa e qualsiasi realizzazione pratica in cui si sperava risulta annullata. Può trattarsi di un eccesso di spiritualizzazione che conduce a un distacco innaturale dalla materia di cui, in quanto uomini, facciamo comunque parte, oppure della paura della realtà e del confronto con essa. Il consultante è timido, timoroso, diffidente; rifugge il contatto con gli altri esseri, preferisce compiacersi del proprio sapere, narcisisticamente rinchiuso nella sua torre d’avorio. Talvolta però la sua chiusura non è dettata dalla superbia o dalla misantropia, quanto piuttosto dalla tristezza, dal pessimismo, dalla freddezza, dall’indifferenza che lo rendono solo e vecchio prima del tempo. Indica che non riusciamo a focalizzarci ed a darci degli obbiettivi. Carente rapporto col proprio inconscio, solitudine non scelta ma subita. Incapacità di vivere la propria sessualità, paura dei sogni o annullamento dl ricordo di questi. Momenti di stasi, chiusura, inimicizie, timidezza. Schiavitù dei propri eccessi emotivi lunari, avarizia, misoginia, identificazione dei bisogni pulsionali come necessità, fraintendimento fra i bisogni reali ed i falsi desideri gratificanti.