La storia del segno del Leone

leo2_res

Il Leone, nella mitologia greca, è anche conosciuto come il Leone di Nemea e come il fratellastro di Era. Nemea era situata nella parte a nord-est del Peloponneso, in Grecia.
La parte finale della coda del Leone, è un’unica stella, conosciuta come la Ciocca di Berenice. Si pensa che sia stato un astrologo alessandrino, Konon, che nel 247 a.C. gli diede questo nome.
La leggenda narra che l’uccisione del gigante Leone di Nemea da parte di Ercole, fu il primo incarico assegnatogli da Euristeo. Quando Ercole uccise il Leone, Era, così afflitta per la morte del fratellastro, decise di metterlo in cielo, tra le stelle.
La costellazione del Leone o il segno dello Zodiaco conosciuto come Leone, era conosciuto anche nell’Antico Egitto. Se le caratteristiche tipiche del Leone sono la forza e il Sole (il quale fa risplendere il suo manto come se fosse dorato), gli antichi egizi puntarono maggiore attenzione sulla parte femminile, facendo della leonessa una divinità, Shekmet, ritenuta più forte, più abile, cacciatrice per natura.
Il leone simboleggia il Sole, anche secondo gli antichi poeti. Secondo Plutarco era attribuito al Sole per la sua maestosa imponenza e anche perché si dice sia il solo che lo vede nascere, in quanto dorme pochissimo e con gli occhi semiaperti.
L’uomo di scienza d’oggi, afferma che il leone è generalmente monogamo. Si dice che passi il giorno a dormire o a digerire, mimetizzato o nascosto nelle caverne, va a caccia di notte, preferendo i grandi animali erbivori piuttosto che l’uomo, diventato il suo protettore.
Possiamo costatare come il numero 3 sia molto importante a livello simbolico in questo contesto. In un importante volume sullo zodiaco, M. Senard ci ricorda che il leone nello stendardo di Giuda occupa lo zenit dello zodiaco: all’incirca verso la parte esterna del cerchio c’è un leone disteso, sotto il quale si trovano tre leoni più piccoli che indicano tre decani del segno, quindi, avvicinandosi al centro del cerchio, troviamo un eroe che impugna e solleva uno scettro a tre punte, un cavaliere che tiene con la briglia un cavallo che scalpita e fa resistenza e infine, la testa ed il collo di un asino che si avvicina ad un cespuglio molto fitto.
I giochi olimpici che si svolgevano nella foresta di Nemea, si organizzavano ogni tre anni. E’ giusto il tempo necessario affinché ad un leone cresca una lunga e folta criniera. L’idea di forza richiama l’immagine del leone o quella di Ercole. Essendo le due immagini legate, non si può rappresentare Ercole in altro modo se non con i suoi muscoli e la pelle d’animale conquistata in occasione della sua prima fatica, come accennato prima. Occorre ricordare che Ercole è stato concepito da Giove nell’arco di tre notti e che è nato durante un fortissimo temporale. Puntando nuovamente l’attenzione sul mito di Ercole e del Leone di Nemea, Giunone (la greca Era), adirata, per far dispetto a Giove (il greco Zeus, suo sposo) gli impose delle fatiche incredibili, in particolare quella di vincere appunto il famoso Leone che terrorizzava la regione di Nemea. Ercole, in questo combattimento, non aveva un’arma sufficientemente acuminata per colpire la belva. Poté ucciderlo soltanto soffocandolo ed utilizzando gli artigli stessi dell’animale per squartarlo. La favola insiste sull’invincibilità leonina.