| La storia dei Tarocchi |
| Scritto da Chiara Roscini | |||||
| Venerdì 11 Dicembre 2009 17:40 | |||||
Pagina 1 di 3 I Tarocchi sono un tipo di carte che nascono in Europa, tra la fine del Medioevo e il Rinascimento, inventate esclusivamente come carte da gioco o a scopo istruttivo. Il loro uso divinatorio cominciò a diffondersi solo dopo il XVIII secolo, specialmente in Italia, ma esiste una forma di scongiuro risalente all'Antico Egitto che ci fa capire come le “carte” abbiano sempre avuto un chiaro significato simbolico. "Io vi scongiuro e imploro, Destini, Geni e Pianeti, le cui magiche influenze dominano le umane creature, acciocché con arti misteriose prepariate per me buona e indovinata combinazione e i magici emblemi delle sacre carte mi siano propizi a mezzo dell'oracolo e mi svelino il presente e l'avvenire. Vi scongiuro affinché l'oracolo sia chiaro e semplice, senza timori o incertezze e che le predizioni non mi siano avverse o fatali." La parola “tarocco” venne utilizzata circa un secolo dopo l'invenzione del mazzo. La sua origine è tutt'ora oscura. Originariamente questo genere di carte si chiamavano Naibi e non si sa con esattezza perché, a partire dalla fine del XVI secolo fu sostituita con il termine francese tarot.
I tarocchi sono formati da 78 carte dette anche lame, sono suddivisi in 2 sottogruppi: il primo è di 22 carte illustrate con figure simboliche, anticamente chiamate Trionfi, e solo dal XIX secolo, Arcani maggiori, l'altro in 56 carte suddivise in 4 serie, gli Arcani minori che, a seconda dei paesi possono mutare tipo di insegna. Gli Arcani Minori includono quattro figure: fante, cavallo, donna, re, e 10 carte numerali. Le carte sono suddivise in insegne: nei paesi latini sono più usate coppe, danari, bastoni e spade; in Francia cuori, quadri, fiori, picche; ulteriori sistemi di segni, sono quelli tedeschi e svizzeri.
L'origine delle carte da gioco è orientale. Esse comparvero per la prima volta in Europa nel XIV secolo. Tuttavia il mazzo di Tarocchi comprendente gli Arcani maggiori è una creazione italiana. Nel 1447 fu eseguito un mazzo per Filippo Maria Visconti, il quale risulta essere il più antico mazzo di Tarocchi in assoluto tra quelli conosciuti, ed è conservato alla Yale University Library di New Haven (Connecticut). Un altro mazzo praticamente identico a questo, ma più frammentario, è conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano. In entrambi i casi tutte le carte sono miniate, col fondo in foglia d'oro e lavori di punzonatura. Fu dipinto quasi certamente dal pittore di corte Bonifacio Bembo. Ulteriori frammenti di mazzi sono origine ferrarese: per esempio i Tarocchi detti di Carlo VI conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, quelli detti "di Alessandro Sforza" conservati al Museo di Castel Ursino a Catania e quelli di Ercole I d'Este conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti mazzi siano giunti frammentari è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo e alle persecuzioni che subirono le carte da gioco, a volte soggette a roghi, a volte sciolte nel macero per ricavarne cartapesta da riutilizzare.nel governo del ducato di Milano.
Non prima del 1450 fu realizzato il mazzo più completo a noi pervenuto, cioè i Tarocchi di Francesco Sforza, legato alla famiglia Visconti , sul cui schema si modellarono in parte le carte successive. Lo stemma e il motto Visconteo à bon droyt compaiono assieme ai simboli araldici della famiglia, come il sole raggiante, tre anelli con diamanti intrecciati, il biscione.
Nelle lunghe serate di corte tutti, uomini e donne, giocavano a carte. I primi mazzi non erano numerati, il che presuppone che i giocatori ne conoscessero a memoria il valore. Anche i giochi di abilità verbale erano molto diffusi in questo ambito, e non di rado si utilizzavano i Tarocchi anche per comporre frasi e motti che dovevano ispirarsi alle figure estratte. I 22 Trionfi potevano inoltre essere abbinati ( o appropriati, come si diceva) a persone e gruppi, specialmente gentildonne oppure note cortigiane. Molti di questi sonetti sono giunti fino a noi: poesiole comiche, satiriche, mordaci, scritte solitamente in ambiente cinquecentesco. Probabilmente in questo ambito colto vanno a collocarsi due mazzi: quello cosiddetto del Mantegna, e il Tarocco Sola-Busca, realizzato con la tecnica dell'acquaforte tra il XIV e il XV secolo. I quest'ultimo le carte numerali rappresentano scene della vita quotidiana, mentre nei Trionfi sono raffigurati guerrieri dell'antichità classica e biblica. Anche Pietro Aretino si occupò di Tarocchi nella sua opera Le carte parlanti che ebbe un discreto successo e godette di varie ristampe. Verso la metà del XV secolo, le tecniche di stampa furono perfezionate prima con la xilografia, poi con la calcografia e, alla fine del secolo, con l'invenzione dei caratteri mobili. Purtroppo manca una doviziosa documentazione scritta prima del XVI secolo che ci ragguagli sull'uso e la disposizione delle carte, che probabilmente variava da regione a regione. Nel 1480 comparve il Sermones de ludo cum aliis dove un anonimo predicatore domenicano si scagliava contro l'uso dei Tarocchi, e in particolare dei Trionfi. L'importanza di tale documento è dovuta al fatto che vengono elencate le figure con i nomi e la disposizione attualmente noti, con una nota di profondo sdegno perché Angeli, Virtù cardinali, Imperatore e Papa e perfino Dio padre erano raffigurati nel gioco profano. Il predicatore termina condannando l'inventore del mazzo, il Diavolo, colpevole di trascinare l'uomo nel vizio . Sappiamo inoltre che la pratica di condannare il gioco di carte era diffusa, se persino San Bernardino da Siena le stigmatizzò in un suo famoso sermone tenuto a Bologna nel 1423, dopo il quale fu acceso un rogo dove furono bruciati mazzi di carte, dadi, ed altre vanità. Nei secoli successivi furono fatti ulteriori tentativi dai vari governi per reprimere o almeno limitare il gioco, senza peraltro risultati convincenti. Alla fine si giunse al compromesso di tassare le carte e creare disposizioni di fabbricazione e commercio in modo da scoraggiare evasioni, contraffazioni e contrabbando. Il bollo,ora non più in uso, era applicato solitamente sull'Asso di Denari.
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