Mercoledì 22 Febbraio 2012

Questa sezione è dedicata ai tarocchi e alla cartomanzia. La cartomanzia è un'arte divinatoria. Le cartomanti leggono i tarocchi per comprendere il presente e il passato e prevedere il futuro. Le cartomanti che praticano l'arte della cartomanzia devono avere un'alta sensibilità e molta passione. Troverete una breve storia dei tarocchi divisa in pagine. Dopo di che troverete due sezioni principali: quella dedicata agli arcani maggiori e quella dedicata agli arcani minori. La prima e la più importante, descrive uno per uno tutti gli arcani maggiori dei tarocchi. Prima fa una descrizione generale del tarocco, poi spiega il significato del tarocco al dritto in manier aschematica e poi descrittiva, dopo di che spiega il significato del tarocco al rovescio. Gli arcani maggiori dei tarocchi qui presenti sono: il matto, il mago o bagatto, la papessa, l'imperatrice, l'imperatore, il papa, gli amanti o l'innamorato, il carro, la giustizia, l'eremita, la ruota della fortuna, la forza, l'appeso, la morte, la temperanza, il diavolo, la torre, le stelle, la luna, il sole, il giudizio, il mondo. La seconda sezione sulla cartomanzia e i tarocchi parla degli arcani minori. Dopo una breve descrizione generale, spiega come si dividono i vari tarocchi: spade, bastoni, coppe e denari. Di ogni tarocco c'è la descrizione del significato al dritto e al rovescio. Infine c'è una sezione molto carina e divertente dedicata alla consultazione dei tarocchi on line. Un gioco in cui potrete scoprire quante volte vorrete il vostro destino, grazie ai tarocchi, nel campo affettivo e lavorativo.

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La storia dei Tarocchi
Scritto da Chiara Roscini   
Venerdì 11 Dicembre 2009 17:40
Indice
La storia dei Tarocchi
Pagina 2
Pagina 3
Tutte le pagine

I Tarocchi sono un tipo di carte che nascono in Europa, tra la fine del Medioevo e il Rinascimento, inventate esclusivamente come carte da gioco o a scopo istruttivo. Il loro uso divinatorio cominciò a diffondersi solo dopo il XVIII secolo, specialmente in Italia, ma esiste una forma di scongiuro risalente all'Antico Egitto che ci fa capire come le “carte” abbiano sempre avuto un chiaro significato simbolico.

"Io vi scongiuro e imploro, Destini, Geni e Pianeti, le cui magiche influenze dominano le umane creature, acciocché con arti misteriose prepariate per me buona e indovinata combinazione e i magici emblemi delle sacre carte mi siano propizi a mezzo dell'oracolo e mi svelino il presente e l'avvenire. Vi scongiuro affinché l'oracolo sia chiaro e semplice, senza timori o incertezze e che le predizioni non mi siano avverse o fatali."

La parola “tarocco” venne utilizzata circa un secolo dopo l'invenzione del mazzo. La sua origine è tutt'ora oscura. Originariamente questo genere di carte si chiamavano Naibi e non si sa con esattezza perché, a partire dalla fine del XVI secolo fu sostituita con il termine francese tarot.

I tarocchi sono formati da 78 carte dette anche lame, sono suddivisi in 2 sottogruppi: il primo è di 22 carte illustrate con figure simboliche, anticamente chiamate Trionfi, e solo dal XIX secolo, Arcani maggiori, l'altro in 56 carte suddivise in 4 serie, gli Arcani minori che, a seconda dei paesi possono mutare tipo di insegna. Gli Arcani Minori includono quattro figure: fante, cavallo, donna, re, e 10 carte numerali. Le carte sono suddivise in insegne: nei paesi latini sono più usate coppe, danari, bastoni e spade; in Francia cuori, quadri, fiori, picche; ulteriori sistemi di segni, sono quelli tedeschi e svizzeri.Rappresentazione storica dei Tarocchi

L'origine delle carte da gioco è orientale. Esse comparvero per la prima volta in Europa nel XIV secolo. Tuttavia il mazzo di Tarocchi comprendente gli Arcani maggiori è una creazione italiana. Nel 1447 fu eseguito un mazzo per Filippo Maria Visconti, il quale risulta essere il più antico mazzo di Tarocchi in assoluto tra quelli conosciuti, ed è conservato alla Yale University Library di New Haven (Connecticut). Un altro mazzo praticamente identico a questo, ma più frammentario, è conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano. In entrambi i casi tutte le carte sono miniate, col fondo in foglia d'oro e lavori di punzonatura. Fu dipinto quasi certamente dal pittore di corte Bonifacio Bembo. Ulteriori frammenti di mazzi sono origine ferrarese: per esempio i Tarocchi detti di Carlo VI conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, quelli detti "di Alessandro Sforza" conservati al Museo di Castel Ursino a Catania e quelli di Ercole I d'Este conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti mazzi siano giunti frammentari è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo e alle persecuzioni che subirono le carte da gioco, a volte soggette a roghi, a volte sciolte nel macero per ricavarne cartapesta da riutilizzare.nel governo del ducato di Milano.Rappresentazione storica dei Tarocchi

Non prima del 1450 fu realizzato il mazzo più completo a noi pervenuto, cioè i Tarocchi di Francesco Sforza, legato alla famiglia Visconti , sul cui schema si modellarono in parte le carte successive. Lo stemma e il motto Visconteo à bon droyt compaiono assieme ai simboli araldici della famiglia, come il sole raggiante, tre anelli con diamanti intrecciati, il biscione.
Purtroppo non ci sono pervenuti manuali quattrocenteschi con precise regole di gioco; i più recenti manuali d'uso risalgono al
XVIII secolo: la ricostruzione dei giochi più antichi è praticamente impossibile, anche perchè le regole potevano variare da città a città e i tipi di giochi erano numerosi, con complesse strategie. Conosciamo però alcune indicazioni di base: al gioco potevano partecipare da due a sette persone, a cui era permesso lanciare segnali ai giocatori e scommettere sulla posta. Si potevano tenere in mano fino venti carte per ciascuno. Il Tarocco era (ed è) un gioco di presa, in cui si cala una volta per uno e si è obbligati a rispondere al seme o alla carta in modo ciclico. Le briscole, ossia i Trionfi, battono le carte numerali compreso l'Asso, che non ha una posizione di privilegio. La numerazione dei Trionfi permetteva a quello più alto di vincere su quello più basso. Il Matto non gioca e vale solo come punteggio. Alla fine della partita vince chi ha totalizzato il massimo dei punti.

I mazzi si diffusero dapprima nell'Italia settentrionale, con diverse interpretazioni illustrative dei Trionfi: nei Tarocchi ferraresi la Luna era rappresentata da uno o due astrologi, mentre in quello dei Visconti una donna tiene una mezza luna nella mano destra. Emblematico è il Matto, che nei Tarocchi ferraresi è un buffone tormentato da alcuni bambini, mentre in quelli lombardi è un mendicante gozzuto, evidente allusione al gozzo, tipica malattia dei montanari della zona prealpina. A volte i mazzi erano realizzati in occasione di matrimoni signorili. In tal caso gli emblemi dei due sposi erano dipinti sulla carta dell'Innamorato.

Nelle lunghe serate di corte tutti, uomini e donne, giocavano a carte. I primi mazzi non erano numerati, il che presuppone che i giocatori ne conoscessero a memoria il valore. Anche i giochi di abilità verbale erano molto diffusi in questo ambito, e non di rado si utilizzavano i Tarocchi anche per comporre frasi e motti che dovevano ispirarsi alle figure estratte. I 22 Trionfi potevano inoltre essere abbinati ( o appropriati, come si diceva) a persone e gruppi, specialmente gentildonne oppure note cortigiane. Molti di questi sonetti sono giunti fino a noi: poesiole comiche, satiriche, mordaci, scritte solitamente in ambiente cinquecentesco. Probabilmente in questo ambito colto vanno a collocarsi due mazzi: quello cosiddetto del Mantegna, e il Tarocco Sola-Busca, realizzato con la tecnica dell'acquaforte tra il XIV e il XV secolo. I quest'ultimo le carte numerali rappresentano scene della vita quotidiana, mentre nei Trionfi sono raffigurati guerrieri dell'antichità classica e biblica. Anche Pietro Aretino si occupò di Tarocchi nella sua opera Le carte parlanti che ebbe un discreto successo e godette di varie ristampe. Verso la metà del XV secolo, le tecniche di stampa furono perfezionate prima con la xilografia, poi con la calcografia e, alla fine del secolo, con l'invenzione dei caratteri mobili.
Il progresso della stampa fece nascere le prime fabbriche di mazzi di Tarocchi, che erano stampati su un unico foglio, numerati, rozzamente colorati e tagliati. Il prezzo era superiore alle carte comuni, dato il maggior numero, come ci informa un registro fiscale bolognese del 1477. Tuttavia la stampa introdusse sul mercato mazzi a basso costo, favorendo la diffusione del gioco. Nel tempo gli stili variarono a seconda della regione o del paese di provenienza, e non sempre gli Arcani maggiori furono disposti secondo il più importante ordine attualmente noto, quello dei Tarocchi di Marsiglia. Anche i nomi delle figure potevano cambiare: l'Eremita era chiamato a volte
Il Gobbo, l'Appeso era detto anche l'Appiccato o il Traditore, la Torre era menzionata come la Saetta, l'Inferno, la Casa del diavolo, la Casa di Plutone, mentre il nome attualmente conosciuto, La casa di Dio le fu attribuito a partire dal XVII secolo. Notevoli furono le diatribe attorno alle figure del Papa e della Papessa, poiché si considerava indecoroso che tali alte cariche religiose fossero associate a un mazzo di carte da gioco.Rappresentazione storica dei Tarocchi

Purtroppo manca una doviziosa documentazione scritta prima del XVI secolo che ci ragguagli sull'uso e la disposizione delle carte, che probabilmente variava da regione a regione. Nel 1480 comparve il Sermones de ludo cum aliis dove un anonimo predicatore domenicano si scagliava contro l'uso dei Tarocchi, e in particolare dei Trionfi. L'importanza di tale documento è dovuta al fatto che vengono elencate le figure con i nomi e la disposizione attualmente noti, con una nota di profondo sdegno perché Angeli, Virtù cardinali, Imperatore e Papa e perfino Dio padre erano raffigurati nel gioco profano. Il predicatore termina condannando l'inventore del mazzo, il Diavolo, colpevole di trascinare l'uomo nel vizio . Sappiamo inoltre che la pratica di condannare il gioco di carte era diffusa, se persino San Bernardino da Siena le stigmatizzò in un suo famoso sermone tenuto a Bologna nel 1423, dopo il quale fu acceso un rogo dove furono bruciati mazzi di carte, dadi, ed altre vanità. Nei secoli successivi furono fatti ulteriori tentativi dai vari governi per reprimere o almeno limitare il gioco, senza peraltro risultati convincenti. Alla fine si giunse al compromesso di tassare le carte e creare disposizioni di fabbricazione e commercio in modo da scoraggiare evasioni, contraffazioni e contrabbando. Il bollo,ora non più in uso, era applicato solitamente sull'Asso di Denari.

 



 

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